4 ottobre 2011

W TUTTI

Ricevo e posto la recensione all'ultimo libro di Giampiero Petrucci.

W TUTTI


Il genio di Victor Hugo ha scritto la storia dell’Europa e della Francia post-napoleonica raccontando le vicende dei Miserabili in un bel romanzo storico, forse uno dei più belli che ricordi di aver letto.
Ebbene Petrucci è il Victor Hugo del Giro d’Italia. Non aspettatevi in questo libro le gloriose gesta di Alfredo Binda baciato dal talento purissimo; non crediate di leggere del primo “campionissimo” Girardengo che ridicolizzava gli avversari o del fulgido periodo dei “tre uomini d’oro”. Ma, come nei Miserabili la storia dei re e degli eserciti fa da sfondo alle vicende misere, intime o edificanti di un Jean Valjean, nell’ultimissimo lavoro dell’amico Petrucci sono i grandi campioni ad essere comprimari dei “Girini” più sconosciuti, dei diseredati del gruppo che nel mese di maggio gira per la nostra penisola.
Che fantastici ritratti ci regala la penna di Petrucci! In W TUTTI c’è la bontà del vescovo di Digne monsignor Benvenuto; c’è la grettezza di Thènardier; la rigorosità dell’ispettore Javert…. Insomma si muove tutto un mondo di “sottobosco” ciclistico che in pochi conoscono, tantomeno l’Intellighenzia storico-televisivo-giornalistica dei giorni nostri che si sofferma invece e sempre (con la tecnica del copia-incolla) sulla battaglia di Waterloo, su Luigi XVIII, la restaurazione e la monarchia orleanista. Ma noi, lo sappiamo bene, la storia non è fatta soltanto dai nobili, dai generali, dai trattati e dalle dinastie; la vera storia è fatta dal popolo, dalla fame, dalle malattie e anche dalle prostitute.
Ebbene, tornando al mio assioma, Petrucci in questo lavoro è più che mai il Victor Hugo del ciclismo. Ma chi ha mai osato o saputo scrivere di Felice Peli il primo numero 1 del Giro, numero 1 nel senso che è stato il primo a correre la corsa rosa con questo numero sulla schiena; chi ha mai indagato sulle autentiche origini di Henry Heller, l’esotico pseudonimo col quale correva il ben più banale Mario Pacchiarotti ravennate ed eroe del Grappa. Chi ha mai raccontato che Michele Gordini, padre di 17 (sic.) figli, ha chiamato un figlio “Isolato” per ricordare la sua condizione al Giro del “22 e un altro “Settimo” per santificare il suo piazzamento, mi pare, al giro dell’Emilia di quell’anno. Ma chi si è mai preso la briga di cercare che faccia avesse il sestrese Malatto, o il bresciano Carati o l’udinese Capitanio che si ritirò nel “27?
Petrucci fa tutto questo e anche di più. Tante storie, 3800 fotografie, 5000 nomi di “girini”. Se Gerbi è Gavroche, Graglia è il torbido Claquesuos membro della famigerata banda Patron-Minet. Se la topaia Gorbeau è paragonabile ai rifugi fatiscenti dei primi girini, l’ideologo Combeferre delle barricate parigine è il guascone-toscano Pietrino Chesi.
Personalmente non credo di aver mai letto un libro di ciclismo così interessante, curioso e “alternativo”.
Per chi vuole la solita storia di Coppi&Bartali, nelle librerie non c’è che l’imbarazzo della scelta….

Carlo Delfino

13 settembre 2011

I FORZATI DELLA STRADA HANNO FAME

Ecco un nuovo libro dell'amico Carlo Delfino con Mario Cionfoli.

Dal risguardo di copertina.
Il ciclismo dei pionieri è un mondo affascinante completamente diverso dal ciclismo di oggi.
Avventure incredibili, maschere di fatica allo sfinimento, lotte terribili contro gli elementi e la fame. Si la fame!
Ma come mangiavano i "forzati della strada"?
Cento anni fa non si parlava di alimentazione ma di come togliersi la fame, di come riuscire a sopportare il tormento di ore e ore in bicicletta e di come trovare per strada qualcosa da mettere sotto i denti.
Di aneddoto in aneddoto, la rassegna approda ai nostri giorni con un breve accenno alle prime rudimentali pratiche dopanti intese "ab initio" come tentativo di favorire la carburazione e l'utilizzo di ciò che veniva ingurgitato.

Un aspetto del ciclismo eroico intrigante e importante, fondamentale per riflettere oggi su come il nostro ciclismo possa diventare un pò più "eroico" per farci divertire.

Paolo Amadori

I Forzati della strada hanno fame
Edizioni Marcianum Press
anno 2011
Pag. 153
Numerose foto in b/n

20 marzo 2011

BIANCHI TOUR DE FRANCE


Delizioso libretto da poco stampato dall'amico Paolo Tullini di Bologna.
In apertura l'elenco dei modelli corsa Bianchi dal 1900 alla fine degli anni '50. Presenta poi tre modelli Tour de France: i numeri di telaio, le caratteristiche, le misure; il tutto corredato da foto.
Un bel lavoro, davvero prezioso.
Per richieste Paolo Tullini: paolo@paolotullini.it

7 dicembre 2010

TOUR 1938 - BARTALI E LA LEGNANO

Un ritrovamento veramente eccezionale fatto da Gabriele Bocchi, bravo restauratore di biciclette d'epoca in Parma.
Ecco l'album pubblicitario edito dalla Casa Legnano nel 1938 in occasione della stupenda vittoria di Gino Bartali al Tour. 25 foto in grande formato con didascalie stampate oro.
Un album pieno di Storia del nostro Ciclismo.

Paolo Amadori

27 settembre 2010

FAUSTO COPPI - RAPPORTI USATI AL TOUR DEL 1949


Storia ignota quella dei "rapporti" usati dal Campionissimo sulle sue Bianchi.
Dati tecnici e storici importanti per conoscere il ciclismo del periodo d'oro. La sinergia tra il corridore e la sua bicicletta si esplica nel rapporto usato che lo spinge oltre il traguardo in un impeto d'ala, di sofferenza e di gioia.
La vittoria di Coppi al Tour del 1949 vista nei rapporti da lui usati tappa per tappa fino al trionfo di Parigi sono il simbolo del connubio tra due "Campioni", Coppi e la Bianchi.


Parigi  - Reims  Km. 182
47/50    15-16-17-19-22
Reims - Bruxelles  Km. 273
47/50    15-16-17-19-21
Bruxelles - Boulogne Km. 211
47/50    15-16-17-19-21
Boulogne - Ruen Km. 185
47/50    15-16-17-19-21
Ruen - San Malò Km. 293
47/50    15-16-17-19-21      (Coppi caduto)
San Malò - Le Sables Km. 305
47/50    15-16-17-19-21
Le Sables - La Rochelle km. 92
47/50    15-16-17-18-19     (cronometro 1° Coppi 2° Kubler 3° Vanstemberghen)
La Rochelle - San Sebastian Km. 228
47/50    15-16-17-19-21
San Sebastian - Paù  Km. 191
47/50    15-16-17-19-21       (Colle d'Ispegy)
Paù - Luchon  Km. 193
47/50    15-17-20-23-24      (Colli Aubisque-Tourmalet-Aspin-Peyresourde)
                                                         (pedivelle da 180mm. e ruote in legno)
Luchon - Tolosa  Km. 134
47/50    15-16-17-19-21
Tolosa - Nimes  Km. 289
47/50    15-16-17-19-21
Nimes - Marsiglia  Km. 199
47/50    15-16-17-19-21
Marsiglia - Cannes  Km. 215
47/50    15-16-17-19-21


Cannes - Briancon  Km. 274
47/50    15-17-20-23-24           (Colli d'Allos-Izorad-Vars 1° Bartali 2° Coppi soli)
                                                              (pedivelle da 175mm. e ruote in legno)
Briancon - Aosta  Km. 257
47/50    15-17-20-23-24           (Colli Monginevro-Moncenisio-Iseran
                                                                                             piccolo s.Bernardo)
                                                              (pedivelle da 175mm. e ruote in legno)
Aosta - Losanna  Km. 265
47/50    15-17-20-23-24           (Colli Gran s.Bernardo-Des Mosses)
                                                              (pedivelle da 175mm. e ruote in legno)
Losanna - Colmar  Km. 280
47/50    15-16-17-19-21            (Colli La Vue des Alpes-Bonhomme)
                                                                                            (pedivelle da 175mm. e ruote in legno)
Colmar - Nancy  Km. 137
47/50    15-16-17-18-20           (Cronometro individuale)
Nancy - Parigi  km. 340
47/50    15-16-17-19-21            (1° Coppi 2° Bartali)

di Paolo Amadori
Fonte: Pinella de Grandi

21 settembre 2010

ALTRI CAMBI CAMPAGNOLO

Proseguiamo la cronologia dei Cambi "Campagnolo"

Mod.Sport (dal 1953 ai primi anni '60) per bici sportive o mezza corsa, 4 pignoni, singola puleggia. Questo cambio aveva anche una molla che si inseriva nel forcellino del telaio.
Mod.Nuovo Sport (anni'60) singola puleggia.
Mod.Sport Extra (anni 60/70)
Mod.Valentino, Valentino Super, Valentino Extra (anni 60/70)doppia puleggia.
Mod.Rally (dal 1970) gabbia lunga, richiama il Nuovo Record. Ne hanno fatto due modelli. L'ultima versione ha la molla in alto per mantenere le distanze più ristrette tra puleggia e pignone, fu prodotta alla fine alla fine anni '80.
Mod.Velox (anni '70) richiama il Valentino extra, bulloni rossi con "C" bianca.
Mod.Gran Turismo (anni '70) gabbia lunga, richiama il Velox e Valentino extra, bulloni cob "C" bianca. Molto pesante per questo conosciuto anche come "ancora".
Mod.Nuovo Valentino (anni 70/80) corpo in alluminio, stile moderno.
Mod.Nuovo Gran Sport (fine '70) versione a buon mercato del Nuovo Record con gabbia in ferro stampato e bullini normali non a brugola.
Mod.980 (anni '80) corpo in alluminio.
Mod.Victory (anni '80) seguito dal New Victory, i due modelli furono accompagnati dai nomi Triomphe e New Triomphe.
Mod.C-Record (metà anni '80) un'opera d'arte anche se pesante.
Mod.Croce d'Aune (metà anni '80) cambio eccezionale con asta al posto della molla di richiamo, uscito un anno dopo il C-Record.
Mod.Athena (anni 80/90).
Mod.Xenon  (anni 80/90).
Mod.Chorus (1987/2008).

by friend Steven Maasland - NJ - USA


12 agosto 2010

LETTERATURA CICLISTICA D'ANTIQUARIATO

_________________Edizione francese anno 1869

Ecco una vera rarità letteraria ciclistica. Si tratta del primo romanzo pubblicato al mondo che ha per oggetto "il Velocipede".
"Le Tour du Monde en Vélocipède" - Librairie de la Publication - Paris 1869 - par Le Grand Jacques - illustrations par Felix Regamey - pagg.270
Lo scrittore Richard Lesclide, redattore capo della rivista "La Vélocipède illustré" firma questo romanzo con lo pseudonimo Le Grand Jacques.
La rivista pubblicò il romanzo come appendice dal gennaio 1870. Richard Lesclide diventò poi segretario di Victor Hugo e nel 1869 organizzò la Paris - Rouen di 123 Km. vinta dall'inglese James Moore.
Il romanzo racconta la preparazione e il diario di viaggio in velocipede di quattro esploratori due donne e due uomini da Parigi-Nijnie-Novogorod-Sibérie, dal 7 novembre 1867 al 22 dicembre 1867.
Questo l'incipit: "Ci voleva veramente in quel buonissimo cuore di Gionata Shopp una ostinazione indomabile, onde, nei giorni di sua creazione, il velocipede avesse il suo martire."
La descrizione della "nuova macchina" è dettagliata:"....il sedile del vostro velocipede e le sbarre di sospensione saranno in argento dorato, a poco più di 1/10 di lega, ciò che renderà queste più resistenti del metallo di zecca...daranno all' "apparecchio" una perfetta elasticità. I mozzi delle ruote saranno di acciaio di Norvegia, foggiati dopo la tempra secondo i nuovi processi premiati all'ultima esposizione" (Parigi 1867).
Fu infatti all'Expò di Parigi di quell'anno che il velocipede ebbe la sua definitiva consacrazione.
La prima edizione italiana del romanzo venne alla luce nel 1877 per i tipi "Carlo Simonetti" Editore in Milano - pagg.315
Solo nel 1896 Emilio Salgari scrisse "Al Polo Australe in Velocipede" che lasciava intravedere la possibilità per tutti di scoprire il mondo in bicicletta.
La prossima volta.

Paolo Amadori

____________________dalla edizione francese
____________________dalla edizione francese
___________________dalla edizione francese

____________________Edizione italiana 1877
____________________Edizione italiana 1877